Il Bosco degli Svizzeri del Mugello

Ci sono storie che lasciano il segno. L’alluvione del 1966, per esempio. Firenze e la Toscana, dopo quel 4 novembre di 51 anni fa, hanno drasticamente cambiato prospettiva. Quella che sembrava un’ipotesi remota e improbabile, si è trasformata in un pericolo reale. E il problema è tutt’altro che passato, anzi.
Di storie sull’alluvione di Firenze ne abbiamo sentite tante: volontari, Angeli del Fango, istituzioni internazionali si sono catapultati in tempo record in città per dare una mano a chi stava salvando vite e patrimonio artistico. La tragedia è stata provvidenziale per far sbocciare amori, amicizie e per legami che vivono anche oggi. Esattamente come testimonia il Bosco degli Svizzeri del Mugello.

Donne che lavano vestiti nel Mugello
Il rimboschimento del Mugello – Photo Credits: http://melograno.ch

Ma che cos’è e come è nato il Bosco degli Svizzeri?

Siamo nel 1966, appunto, quanto un gruppo di studenti della laurea di Ingegneria forestale del Politecnico Federale Svizzero di Zurigo ha un’idea. Come potevano aiutare concretamente Firenze e i suoi abitanti? Con un rimboschimento di un terreno nel Mugello! E così è stato, all’incirca un anno dopo l’alluvione. Su un’area semi abbandonata sono stati piantati 13000 esemplari di “Douglasia” e “Pino nero” che provenivano dal vivaio di Vallombrosa (sempre toscani, dunque).
Perché questa operazione? Gli alberi erano e sono indispensabili per rallentare il deflusso delle acque nel bacino, ridurre la portata di piena e attenuare la forza erosiva delle acque.

Uomini a lavoro nel Bosco degli Svizzeri
Bosco degli Svizzeri del Mugello – Photo Credits: http://melograno.ch

Realizzare un bosco, si sa, è un’opera per il futuro, per dare delle basi alle nuove generazioni, per insegnare una buona pratica. Oggi, il bosco è maturo e ha una funziona sociale ammirevole. Il legno ricavato da questi alberi, infatti, viene utilizzato per costruire gli edifici scolastici antisismici della zona del Mugello, in particolare di Borgo S. Lorenzo e Scarperia – S. Piero. La riduzione del rischio idraulico si sposa, quindi, con la necessità di educare i bambini e di proteggerli. E pensare che tutto questo è nato da un gesto di solidarietà!

Ho conosciuto “live” uno dei volontari svizzeri che ha partecipato al rimboschimento del Mugello. Le sue parole sono umili e piene di soddisfazione. Al minuto 1:01 c’è un piccolo problema con la telecamera (il bello della diretta), perciò vi consiglio di “skippare” al minuto 1:55 😉

Le operazioni di rimboschimento del Bosco degli Svizzeri del Mugello
Bosco degli Svizzeri del Mugello – Photo Credits: http://melograno.ch

Se avessero scelto di piantare degli abeti – ci confida il professore Ceccotti del comitato Toscana Firenze 2016questi volontari non avrebbero mai visto il bosco maturo: hanno bisogno di circa 70 anni per crescere. Gli alberi che hanno scelto, invece, ne hanno avuti (per ora) solo 50 e sono già una risorsa fondamentale per la comunità limitrofa“.

Non conoscevo questa storia del Bosco degli Svizzeri e mi ha aperto un mondo. Ho imparato che le striature del legno ci dicono più di quanto immaginiamo: non solo l’anzianità, ma attestano anche la velocità con cui la pianta stessa cresce. Ho stretto la mano a un “angelo del bosco” che, dopo aver dato un contributo al territorio del Mugello, ha deciso di rimanere a vivere in Toscana. Una storia, la sua, che mi ha fatto sperare di conoscerne altre. Belle, sincere, a lieto fine.

Lunatica, creativa, nativa digitale. Tra un caffè e l’altro mi occupo di web e turismo, sempre con una bella colonna sonora di sottofondo.

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