La Puglia a settembre

Sul mio volo low-cost da Pisa a Brindisi, avevo a disposizione tre posti, tutti per me. Avevo un libro davanti, carino, simpatico e una chewing-gum alla menta. Guardavo fuori dal finestrino e vedevo solo nuvole. Ero ansiosa di arrivare, di vedere con i miei occhi la tavola piatta della Puglia a settembre. Volevo assaggiare il caffè con il latte di mandorla, le orecchiette fatte in casa, i panzerotti, le cozze di Taranto.

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Siamo atterrati con circa mezz’ora di anticipo. Dall’emozione, non sono riuscita a leggere più di un capitolo, ho perso l’anello al quale volevo un gran bene e avevo caldo.

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Nel parcheggio dell’aeroporto, mi aspettava una Mondeo del ’96 blu, una di quelle macchine da funerale che rimarranno per sempre nella storia della Ford. Dopo un’oretta siamo giunti a Manduria, in provincia di Taranto, attraverso campi sterminati di ulivi secolari e fichi d’india. La vendemmia al finire dell’estate era già terminata e c’era nell’aria un profumo dolce di uva in lavorazione.

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La Puglia a settembre è andare sulle spiaggette semi-deserte, respirare il sale che viene a riva e sbirciare da lontano i fenicotteri alla Riserva Naturale Salina dei Monaci. Ma è anche melanzane ripiene con capperi e commarazzi, vino Primitivo e meloni di ogni tipo.

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Sono tornata da appena 3 giorni a casa e dovrei scrivere la tesi. Sono mesi che devo farlo e sento come un blocco. Non riesco a non pensare a quei colori, a quel mare spumeggiante e alla civiltà messapica. Sulla spiaggia rosa, camminavo a testa bassa e guardavo incantata le orme del cane che mi accompagnava. La Puglia a settembre è pace, è niente, è ritrovare se stessi senza avere un programma, è sperare che l’autunno non arrivi mai.

 

Lunatica, creativa, nativa digitale. Tra un caffè e l’altro mi occupo di web e turismo, sempre con una bella colonna sonora di sottofondo.

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