1700 chilometri a Copenaghen

Copenaghen, foto di Marta Mancini

Sono a Firenze. Fuori è buio e il vento mi secca la pelle. Cammino verso l’aeroporto di Peretola e penso a ciò che ho dimenticato a casa. Inizio a ricapitolare oggetti e necessità a mo’ di lista della spesa. Pazienza, anche se ho lasciato l’orologio sul comodino: sto andando a Copenaghen. Lì non mi serve sapere che ore sono.

Da Firenze a Copenaghen ci sono 1700 chilometri di distanza. Tradotto: circa 4 ore di volo con uno scalo a Francoforte. Ho tempo per riflettere. Ho tempo per capire dove sto andando realmente.

Perché sono in viaggio? Perché viaggiare, spostarmi, esplorare mi rende viva. Perché vorrei farlo più spesso, vorrei poter chiudere con la routine ogni venerdì e riprenderla il martedì in tarda serata. Vorrei poter vedere e respirare ogni paese che questa terra ha da offrire. E visto che la Nasa ha scoperto altri 7 pianeti, vorrei poter dire un giorno di aver attraversato anche quei sentieri. Mi piacerebbe invecchiare sapendo di aver approfondito il più possibile la società. Proseguire la mia strada con la bellezza del diverso negli occhi.

Da Firenze a Copenaghen
Da Firenze a Copenaghen

Ho sogni, ne ho tanti, non troppi. Cambio loro la priorità, dipende dal periodo, da cosa sono attratta, dal turbinio delle connessioni esterne. Ma sul podio delle certezze per il futuro rimane sempre e solo una cosa: l’amicizia.

Tra 1700 chilometri sarò a Copenaghen. Non vedrò più intorno a me le colline del Chianti. Non chiederò un caffè espresso al bar. Tra 1700 chilometri riabbraccerò quelli che riescono ad addolcire la pillola amara delle delusioni. Le paure. Le paranoie. Le insicurezze. Tutto si attenua con una risata tra Amici.

Sono seduta su un divanetto scomodo. Sfoglio una rivista gratuita piena zeppa di pubblicità. Modelle altissime, fighe, cool, (s)vestite come le ultime tendenze fashion insegnano. Un bambino piange per attirare l’attenzione della madre, la quale, povera donna, ha approfittato di un momento di calma per assopirsi.

C’è caos qua.

C’è caos dentro.

E va bene così.

Lunatica, creativa, nativa digitale. Tra un caffè e l’altro mi occupo di web e turismo, sempre con una bella colonna sonora di sottofondo.

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