La città perduta di Monterano


Cose più serie / sabato, Ottobre 27th, 2018

Spoiler: le foto fanno schifo 😛

Non è facile rispettare una tabella di marcia. Lo è ancor meno se ti trovi a Roma con gli amici. Ma la gita della domenica, in ogni caso, è pur sempre un’esperienza da vivere. A pieni polmoni.

L’idea iniziale era quella di andare a fare trekking fuori città. L’autunno ancora non ha sfoderato il vento gelido e il sole, tutto sommato, è dalla nostra parte. Decidiamo di uscire dalla tangenziale e, all’improvviso, ci accorgiamo di percorrere una strada familiare. Di lì a poco, scorgiamo la collina che protegge Galeria e i nostri occhi si trasformano in tanti cuoricini. Quel luogo rimane uno dei nostri preferiti, insieme alla trattoria che si trova proprio nella piazzetta prima del sentiero sterrato. Purtroppo (o per fortuna), siamo rifiniti davanti a un agriturismo con animali: cavalli, oche, muli, gatti ovunque. Abbiamo trovato casa.

Le indicazioni per la città perduta di Monterano
Le indicazioni per la città perduta di Monterano

Tra salumi, carbonara, abbacchio e amari, il pranzo si è trasformato in una merenda, arrivando a sfiorare l’aperitivo. Alzarci da tavola è stata dura e ci siamo comunque diretti verso la nostra meta.

A parte la nostra deviazione, in un paio d’ore di macchina, dalla capitale si arriva a Monterano, un borgo abbandonato raggiungibile solo con una scarpinata in salita (e acciottolata). L’abitato antico è un insieme di ruderi, rimasti così dal Seicento.

Il leone realizzato da Bernini (un tempo era una fontana)

Ancora è possibile scorgere il forno, dove, presumibilmente, c’era una cucina. Scale, terrazze panoramiche, fontane. L’impianto della città – ormai perduta – è più che riconoscibile. Addirittura si rimane incantati davanti alla scultura a forma di leone, opera di Bernini.

La luce inizia a scarseggiare. 
Piove.
E in lontananza si vedono fulmini e saette.

La zolfatara, prima di raggiungere il borgo
La zolfatara, prima di raggiungere il borgo

E’ l’ora di rientrare, di oltrepassare la zolfatara e salutare la cascata della Diosilla. Di mettersi alla guida, di fermarsi in un alimentari e fare scorta di tisana al finocchio per favorire la digestione.

Lunatica, creativa, nativa digitale. Tra un caffè e l’altro mi occupo di web e turismo, sempre con una bella colonna sonora di sottofondo.

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