💚🚌 L’amore ai tempi di Flixbus 🚌💚

“Ma non hai paura?”
“No, di cosa?”
“Ma come, prendi la tua valigia e te ne vai, così, nel cuore della notte? Da sola?”
“Beh è quello che sto facendo. Non capisco la tua preoccupazione.”

Inizia così il mio primo viaggio con autobus low cost, una tratta notturna che partiva da Firenze intorno alle 2. Io, l’aria fresca e la voglia di arrivare prima possibile a Roma.

Quando l’ho conosciuto non pensavo certo che sarebbe nata una storia. Storia, feeling, relazione, amicizia speciale. Chiamatela come volete. Quella cosa non pensavo potesse capitare. E invece SBAM! È arrivata come arriva una pioggia a Ferragosto. Acqua che disseta, che nutre. Ossigeno.

Arrivo alla fermata con un po’ di anticipo. Guardo e riguardo il biglietto che avevo stampato per sicurezza, anche se sul sito c’era scritto che sarebbe bastato mostrare il codice di prenotazione anche da smartphone. Ma ancora non mi fidavo di quei pullman verdi pisello. Non ancora.

Flixbus, si chiama così il brand che mi ha salvato la vita e ha contribuito a far esplodere Quella cosa. Un aiuto sostanziale ed economico che, di questi tempi, non può essere trascurato. Per questo, dopo lo scandalo della legge anti-Flixbus, ho sentito l’esigenza di parlarne. Abbiamo sfiorato la tragedia e, purtroppo, non siamo ancora al sicuro.

In un paese come il nostro, bello per carità, ma succube di burocrazia, mafia e prestiti di favori, Flixbus si comporta come una garanzia di vari diritti: il diritto alla mobilità territoriale, il diritto a poter scegliere tra spostamento su gomma e su rotaia, il diritto a tutelare i nostri interessi e il nostro portafogli. Se dovessi riassumere tutto ciò con una parola, quella parola sarebbe Libertà.

Dopo la prima esperienza a bordo, ne sono seguite molte altre. Ho perso il conto adesso. Ma ricordo bene le persone che vi ho conosciuto. Le persone che si incontrano, con diversi background e diversi motivi per essere lì. Mi ricordo quando l’autista mi ha offerto un caffè alla stazione di servizio perchè ero l’unica sveglia alle 4 del mattino. Quando ho aiutato una signora a sistemare le borse nella cappelliera e mi ha offerto un Ferrero Rocher. Oppure quella volta che ho suggerito a una ragazza spagnola cosa vedere in Capitale.

Le tre ore e mezzo che separano Firenze dalla stazione Tiburtina trascorrono serene e – aggiungerei – dotate di ogni comfort (bagno, wifi, presa della corrente).

E poi arriva la parte più bella: l’arrivo.

Le luci dell’alba e una macchina accostata al parcheggio che aspetta solo di vederti scendere.

Lunatica, creativa, nativa digitale. Tra un caffè e l’altro mi occupo di web e turismo, sempre con una bella colonna sonora di sottofondo.

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