La matematica delle cose

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Leggevo per caso il paradosso di Banach-Tarski. “Per caso” perchè è palese che non lo sarei mai andata a cercare. Non ho la minima idea di chi sia Banach nè Tarski, forse sono la stessa persona. Chi lo sa? Ad ogni modo, stavo sfogliando il Discorso sulla matematica di Gabriele Lolli, una rilettura delle Lezioni Americane di Italo Calvino. Ora, chi mi conosce sa benissimo che sono sempre stata portata per le lettere, al massimo. Me la sono sempre cavata con le materie scientifiche, per carità, ma se proprio devo scegliere preferisco un bel libro di storia dell’arte al posto di uno di logica. Ma oggi mi ritrovo qui a leggere di teoremi, assiomi, circonferenze e dimostrazioni. Sto cercando di rispolverare quelle lontanissime reminiscenze di geometria e aritmetica; mi rivedo nelle ultime file dei banchi delle medie e alle superiori; credo di aver studiato anche a suo tempo Flatlandia di Abbott, nonostante attualmente non ricordi un fico secco. Come dicevo, proprio mentre continuavo a immergermi nel mondo della matematica, mi imbatto in questo risultato pazzesco di Banach-Tarski. Cosa dice in parole spicciole? Beh, dice una cosa che a prima vista vi lascerà basiti, increduli e vi farà sentire ignoranti.

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La geometria del cocomero

Vediamo un po’: prendiamo una palla, una sfera, che ne so, un cocomero (o un’anguria per i-non-toscani). Facciamo finta che sia perfettamente tondo. E ora che si fa? Lo suddividiamo in un insieme finito di pezzi non misurabili; questi pezzi vanno poi riassemblati, utilizzando rotazioni e traslazioni, in modo da ottenere due palle (quindi due cocomeri o due angurie) dello stesso raggio dell’originale. Avete capito? Praticamente una duplicazione di frutta (e noi siamo stati abituati solo a pane e pesci). Personalmente rinuncio in partenza a capirne il significato, ma la cosa mi ha fatto riflettere [meno male, aggiungo anche]. Spesso guardiamo alla vita come fosse un concentrato di caos, un traffico di energie senza senso che spera solo di volerci affossare. Sia chiaro, io sono la prima a pensarlo, eppure questa parentesi di matematica mi ha fatto vedere le cose da un altro punto di vista. Forse (e sottolineo forse) le cose sanno essere anche logiche, razionali. A volte, ciò che a noi sembra fuorviante potrebbe invece seguire le leggi della fisica e non ce ne rendiamo conto. Questo per dire che, pur essendo una pessimista cosmica, solo per oggi mi sento fiduciosa per il futuro. I dubbi che sto coltivando nella mia testa sono legittimi e sacrosanti, ma mi piace sperare che alla fine tutto si incastri. E non mi interessa l’eccellenza e la simmetria perchè, come la matematica ci insegna, anche i numeri possono nascere imperfetti.

 

Lunatica, creativa, nativa digitale. Tra un caffè e l’altro mi occupo di web e turismo, sempre con una bella colonna sonora di sottofondo.

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