Fleabag: la serie tv che rispecchia il disagio femminile

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Non potrebbe essere più vera Fleabag, la nuova serie tv degli ideatori di How I met your mother. Se già questi stronzi (porelli, si fa per dire) mi avevano fatto piangere e ridere con le disavventure di Ted Mosby alle prese con l’amore impossibile, adesso, devo dire mi hanno fatto proprio morire. Morire e poi risorgere, sperare.

TRANQUILLO/A: QUELLO CHE STAI PER LEGGERE NON È SPOILER

Fleabag è una serie tv ambientata a Londra scritta e interpretata da Phoebe Waller-Bridge. Una strafiga che sa di essere figa. Una che non ha problemi a dirti FORZA VIENI IN CAMERA COMANDO IO. Una cha sa cosa vogliono gli uomini e soprattutto sa prevedere le mosse del suo fidanzato storico. Fino a che qualcosa si rompe. Va sempre così. Quando tutto sembra scorrere liscio e spensierato, quando inizi appena ad abbassare la guardia (scusate ho un passato da karateka e questi modi di dire li adoro) SBAM! Proprio in quell’istante si rovescia tutto. Può essere un raffreddore che ti scombina i piani del weekend. Può essere un tipo che ti urta il braccio sull’autobus a metterti in confusione. Può anche darsi che non trovi più gusto a comprare costose bottiglie di vino rosso e tutto a un tratto preferisci rubarle.

Fleabag sembra proprio la storia di una ragazza persa. Di una ragazza irrecuperabile che fa di tutto per mettersi in posizioni scomode. Ma no. Fleabag è la storia comune del disagio femminile collettivo. Un universo donna che ha paura di soffrire e inevitabilmente soffre. Una comunità rosa che ammira meravigliata le scarpe di vernice ma si prepara ad affilare i coltelli per la battaglia.

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I porcellini d’India salveranno il mondo

Fleabag cosa ha a che fare con la mia categoria “Gattini random“? Niente e tutto in realtà. Niente perché, a memoria, non mi sembra ci siano attori micetti nelle puntate anche se c’è una tenerissima rappresentanza animale. E tutto. I gatti sono schivi e allo stesso tempo cercano carezze. Sono esseri che sciolgono il cuore ma sanno anche sfoderare gli artigli.

Chiamate queste ragazze scapestrate. Chiamatele immature o semplicemente sfigate.

Ma guai a chiamarle sesso debole.

 

Lunatica, creativa, nativa digitale. Tra un caffè e l’altro mi occupo di web e turismo, sempre con una bella colonna sonora di sottofondo.

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